La crisi è diventata con il passare degli anni un fenomeno tipicamente Italiano!

Tutti i Paesi la attraversano e dopo poco ne escono… mentre l’Italia una volta che ci entra ne smarrisce l’uscita.

Ma cos’è questa crisi …., è un conoscijnnacciutissimo brano degli anni trenta, tanto attuale, da essere stato ripreso più volte da vari artisti contemporanei, uno dei quali, Enzo Jannacci, l’ha riportato in auge negli anni ‘70. Erano gli anni in cui la Carrà imperversava nella televisione pubblica con il suo Tuka Tuka.la-carra-in-veste-di-cantante Veniva somministrata sapientemente, prima della buona notte ad un’Italia depressa dalle cattive notizie che puntualmente, come un orologio svizzero, giungevano dal telegiornale.

Crisi politiche, crisi economiche, crisi sociali, si sono manifestate negli anni con una regolarità pari solo alla regolarità con cui si materializzavano, ogni anno, i disavanzi dei conti pubblici. Come dire, quando i conti non tornavano … si buttava giù una qualche crisi a cui bisognava far fronte con le altrettante leggi finanziarie “lacrime e sangue” a cui gli Italiani, chinando la testa, sottostavano sperando fosse l’ultima.

Ultima? Una volta compreso il comportamento degli Italiani che con la tv, diventano docili come agnellini, le crisi sono diventate sempre più frequenti ed assortite, e le cure lacrime e sangue, visto che si poteva osare, sono diventate delle autentiche martellate tra i denti.

Crisi, parola ormai presente nel DNA degli Italiani da decenni, causa agli Italiani uno stato di perenne disagio nel quale la casta politica ci sguazza sempre più con una certa disinvoltura.

La Crisi per i danni che produce, induce tutti, anche il cittadino più improbabile, ad interessarsi ai fatti della politica, giusto per capire cosa stia accadendo intorno a sé di così grave. Ognuno propone la propria ricetta, pensando ingenuamente che la politica, perennemente disconnessa dalla realtà, non si renda conto di quanto accade nel Paese. Invece, purtroppo, lo sa benissimo, solo che, gli obiettivi auspicati dai singoli cittadini differiscono totalmente da quelli di chi governa. Tuttavia, per il fatto che ogni cittadino agli occhi dei politici è importante, in quanto titolare di un reddito tassabile ed elettore potenziale, per quelle poche volte che torna utile, deve essere ascoltato ed assecondato ma, come accade nella maggior parte dei casi, i suoi suggerimenti vengono puntualmente ignorati.

Egli tuttavia, prigioniero in una matrice fatta di tasse e mutuo, si accorge a malapena di rappresentare una semplice pedina di un gioco molto più grande di lui. Convinto di essere determinante, in quanto cittadino titolare di diritti, è fiducioso che i sacrifici richiesti, condurranno ad un auspicato miglioramento che, in realtà, non arriverà mai.

Questo stato mentale indotto dai media e dal clima che quotidianamente si respira non solo porta via ai cittadini fior di quattrini, ma, cosa ancor più grave, il futuro. Ogni cittadino invecchierà nell’attesa che accada qualcosa di positivo, senza accorgersi di essere arrivato, ad un certo punto, a dover mettere da parte malinconicamente i propri sogni. Finirà i suoi giorni amareggiato di essere stato, in qualche modo, partecipe di un destino che sostanzialmente non ha mai voluto.

Tutti sanno che le crisi provengono da lontano e non sono causate certo dai politici locali: sarebbe troppo dover riconoscere loro anche dei meriti che in realtà non hanno. Tuttavia essi sono bravi ad alimentarle e salire sempre sul carro sbagliato. Sbagliato dal nostro punto di vista ma di certo non dal loro. Essi, così attenti al proprio orticello sono disposti a tutto anche a svendere il proprio Paese per un soldo di cacio.

Il risultato è un Paese allo sbando, diventato invivibile per la maggior parte dei residenti: sarà un caso che le chiacchiere da bar, da anni ormai, non vertono più sul calcio ma su quale Paese esotico sia più vivibile per poter scappare via?

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Man mano che passano gli anni ci si rende conto che questo stato di cose non ci è caduto sulla testa ma e stato costruito con una diligenza impressionante. Se solo si pensa a dove stiamo andando possiamo intravedere in futuro gli Italiani sempre più colonizzati da stranieri, con un livello di istruzione medio basso, sottopagati e senza diritti (pensione in primis). La parola crisi quindi verrà istituzionalizzata ed inserita in costituzione insieme alla rinuncia delle sovranità da parte del popolo. Ogni politico avrà il diritto di dire che c’è una luce in fondo al tunnel e, anche se non è una battuta nuova, tutti sanno benissimo che la luce sarà del treno “ITALO”, peraltro costosissimo, tanto per cambiare, che ci viene addosso.

Ipotizziamo qualcosa del genere : Art. 1 della Costituzione « L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sulla Crisi. La sovranità appartiene ai politici, che la esercitano nelle forme e nei limiti del loro vitalizio»

Ci scusiamo per la mancanza di ottimismo manifestata in questo post ma, dopo aver visto gli effetti che non ha prodotto il referendum, garantiamo che questo articolo è abbastanza ottimista.

Questo articolo è stato realizzato con materiale consultato in rete e non riconducibile ad un singolo sito. Si citano tuttavia seguenti per semplice consultazione: wikipedia e youtube.

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