Le sue teorie innovative, le sue invenzioni “troppo semplici per poter funzionare” lo hanno collocato tra quei personaggi fuori dal tempo da riabilitarsi solo dopo molti anni dalla morte.  

Una vita ricca di scoperte mai comprese da tutti. Pierluigi Ighina morto nel 2004 all’età di 94 anni fa parte di quella schiera di persone non perfettamente comprese nel proprio tempo ma che, certamente, con il passare degli anni, farà parlare di sé al pari di altri scienziati.

Già a 16 anni formulo la sua teoria sull’Atomo Magnetico, affermando di essere riuscito a dividerlo in due monopoli magnetici, uno positivo rappresentato dal Sole ed uno negativo della Terra. L’interazione dei poli era alla base di molte sue invenzioni: macchine composte da spirali e colori che avevano la proprietà di influenzare il clima, di evitare terremoti, di creare positività e stimolare la creazione della materia e della vita stessa.

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Pare avesse proposto anche ad alcune importanti persone di Paesi africani la sua macchina della pioggia. Fu rispedito indietro in quanto, a suo dire, la sua macchina non consentiva di guadagnare quanto la siccità.

Fu assistente di Guglielmo Marconi, il quale al momento della morte, gli chiese di proseguire il suo lavoro. Proprio riprendendo alcuni studi di quest’ultimo fu in grado di dare una spiegazione plausibile al fenomeno del Triangolo delle Bermuda ed addirittura all’Esperimento di Filadelfia. Due fenomeni, a suo modo di vedere, provocati entrambi dall’elettromagnetismo.

Si ritiene a proposito di Marconi che la sua morte sia stata provocata da un esperimento sull’atomo magnetico di Ighina ma senza la sua presenza e per questo fallito mortalmente.

Pierluigi Ighina

Risiedeva ormai da anni in un podere adiacente l’Autodromo di IMOLA ed era ogni anno infastidito dal rumore delle auto da corsa, in occasione del Gran Premio omonimo. Le sue proteste non furono mai ascoltate, e pare che egli abbia fatto sentire il suo dissenso provocando frequenti violenti acquazzoni proprio in quei giorni, nonostante la piena estate. Tutti sappiamo come sia secco il clima in quel periodo in Italia centrosettentrionale. Negli ultimi tempi, gli stessi organizzatori si raccomandavano con lui affinché non rovinasse lo spettacolo con i sui marchingegni miracolosi.

Non brevettò mai alcuna delle sue invenzioni in quanto riteneva che “il sapere è una cosa comune ed è giusto che venga utilizzata da tutti”. Un principio comune a tanti scienziati che hanno segnato il progresso dell’umanità e, tuttavia, poco compresi, nel proprio tempo, per questo motivo.

Temeva anche per la sua vita: il suo assistente Luigi Fanton dichiarò che dopo alcuni esperimenti perfettamente riusciti smontava i macchinari senza mostrarli ad altri in quanto li riteneva scomodi.

A report in tv disse: “Se mi prendono mi fanno fuori”.


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Faceva parte di quella schiera di scienziati che avevano compreso quanto fosse importante l’elettromagnetismo. Scienziati mai pienamente compresi dalla comunità scientifica anzi sovente ostacolati. Forse perché le loro invenzioni sono ancora oggi troppo innovative oppure non coerenti con le esigenze di profitto del Mondo attuale. Ighina è attualmente ancora definito uno pseudoscienziato e le sue macchine pseudoinvenzioni. Tuttavia la rete è pervasa dallo sviluppo di macchine funzionanti o meno, fatte da comuni cittadini ed ispirate ai principi di scienziati come Tesla, Marconi, Maiorana, ed Ighina appunto, e presto, ne siamo certi, qualche macchina di queste migliorerà il mondo in loro nome.

Questo articolo è stato realizzato con materiale presente in rete in maniera diffusa e non riconducibile ad un singolo sito. Si citano tuttavia i seguenti ma per semplice correttezza di consultazione.

Fonti:

https://it.wikipedia.org/ – https://www.youtube.com

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